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GASHERBRUM II (m. 8035):
furono le indicazioni di un alpinista-geologo svizzero degli anni Trenta, Norman Dyhrenfurth, a guidare gli austriaci della spedizione diretta dal viennese Fritz Moravec alla conquista della montagna, i cui profili sommitali evocano una piramide egizia. Una gigantesca valanga seppellì gran parte dei materiali destinati ad attrezzare i campi alti, ma paradossalmente accelerò la vittoria. Si decise infatti di salire più veloci e leggeri, procedendo slegati anche su forti difficoltà tecniche. Il 7 luglio 1956, con un freddo polare, Fritz Moravec, Sepp Larch e Hans Willenpart erano in vetta. «La fatica è indicibile, ma questo è il giorno più bello della nostra vita» furono le loro parole trasmesse via radio, che ogni alpinista himalayano è pronto a ripetere.
Tratto dal libro "Quattro mesi in cima al mondo: dall'Himalaya al Karakorum, il diario della spedizione che ha riportato l'Italia in vetta al K2 cinquant'anni dopo" di Massimo Cappon e Agostino Da Polenza - Rizzoli, 2004
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