Sci alpinismo

 


Gli incidenti da valanga nel fuoripista

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Mauro Valt, Anselmo Cagnati, Renato Zasso, Giovanni Peretti, Eraldo Meraldi
Uffici Valanghe AINEVA

Una delle attività operative dell’AINEVA (Associazione interregionale neve e valanghe) è la raccolta di dati, informazioni e notizie relative agli incidenti da valanghe. Dall’analisi di eventi accaduti è infatti possibile individuare, tra l’altro, linee comportamentali e azioni utili per la riduzione del rischio (Cagnati e Valt, 1989). Nel corso del 2000 l’AINEVA ha avviato un’iniziativa volta al riordino, su base informatica, dell’archivio storico relativo agli eventi avvenuti negli ultimi 15 anni.
Vengono qui presentate alcune statistiche di carattere generale sul fenomeno unitamente ad una serie di elaborazioni particolari che riguardano, in modo specifico, l’attività dello sci fuoripista.

FONTI DEI DATI
In Italia dati sugli incidenti da valanga sono raccolti da diverse organizzazioni preposte alle prevenzione e al soccorso in montagna: gli Uffici Valanghe afferenti all’AINEVA, il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), l’Alpin Verein Sudtirol (AVS), il Servizio Valanghe Italiano (SVI/CAI) e il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (SAGF).
Per ogni incidente, oltre al semplice conteggio dei travolti e dei danni che hanno riportato, sono raccolte, per quanto possibile, informazioni sulla dinamica dell’evento con una relazione che illustra le condizioni del terreno, meteorologiche e nivologiche arricchita con schizzi e fotografie. Le relazioni vengono in seguito utilizzate per preparare il resoconto sugli incidenti che presentato nella riunione annuale della Commissione Internazionale del Soccorso Alpino (CISA-IKAR). Gli eventi catalogati sono limitati agli incidenti veri e propri, quelli cioè che hanno interessato persone e, in taluni casi, hanno richiesto l’intervento delle squadre di soccorso oppure sono stati oggetto di studio da parte degli Uffici Valanghe.
Non vengono normalmente presi in considerazione gli incidenti di cui non si hanno notizie documentate e gli eventi che hanno provocato solo danni materiali. Per quanto riguarda i distacchi di seracchi viene seguita la regola fissata dalla CISA-IKAR prendendo cioè in considerazione solo quei distacchi di blocchi di ghiaccio che hanno provocato di seguito una valanga.
Nel presente lavoro e principalmente negli elaborati grafici, quando si fa riferimento ad eventi relativi ad un anno, o ad una stagione, è da intendersi l’anno idrologico e cioè il periodo che va dal 1 ottobre 1999 al 30 settembre 2000. Per la ricostruzione storica di alcuni eventi, sono stati consultati i lavori di Gansser 1986, Cagnati e Valt 1989, Valla 1990 e Zuanon 1996.

LA SITUAZIONE SULLE ALPI ALLA FINE DEL 2000
Dopo la riunione annuale della CISA-IKAR tenutasi in Alto Adige nel mese di novembre del 2000, è stato possibile tracciare un primo bilancio degli ultimi 15 anni per i paese alpini e cioè per Francia, Svizzera, Austria e Italia.
Occorre precisare subito che i dati riportati riguardano l’intero territorio delle singole nazioni e quindi per la Francia sono compresi gli eventi verificatesi sui Pirenei e per l’Italia gli incidenti accaduti sugli Appennini.
Negli ultimi 5 anni il numero di vittime da valanghe è aumentato in Francia e in Austria, è rimasto pressoché stazionario in Svizzera, mentre è diminuito in Italia.
In Italia in 15 anni vi sono state 274 vittime con un media di 18 vittime per anno.
Negli ultimi 6 anni, tuttavia, si è avuta una media di 16 vittime a stagione e questo ha determinato la diminuzione rispetto ai quinquenni precedenti.
Probabilmente la riduzione del numero di vittime è da collegare anche alla scarsità di precipitazioni nevose che ha caratterizzato il quinquennio anche se occorre precisare che, in generale, non vi è una netta correlazione fra il numero di incidenti e l’abbondanza di nevicate.
Anche per quanto riguarda la pratica dello sci fuoripista, le tendenze già riscontrate nella statistica generale per gli ultimi 5 anni sono confermate, con un aumento in Francia, Svizzera e Austria e una diminuzione in Italia.
Per quanto riguarda l’Italia, i territori maggiormente interessati da incidenti sono risultati, come era lecito attendersi, quelli dove le attività sportive legate alla fruizione della montagna invernale hanno avuto un notevole sviluppo e in particolare la zona dolomitica con le Provincie di Bolzano, Trento e Belluno nell’ordine, la Provincia di Sondrio e la Valle d’Aosta.

ANALISI DELLA SITUAZIONE ITALIANA
Il dato relativamente confortante della diminuzione del numero delle vittime in questi ultimi 5 anni non deve però trarre in inganno sulla effettiva gravità del fenomeno. Se si analizzano i dati sempre rapportandoli a tre distinti periodi di 5 anni ma raggruppandoli per tipologie di attività, si osserva che il numero di incidenti nel fuoripista è rimasto su valori analoghi a quelli del precedente quinquennio, mentre in altre attività come lo sci alpinismo il numero di incidenti, dopo un’impennata nel periodo 1991-1995, è diminuito.
L’incremento degli incidenti nell’alpinismo è legato soprattutto all’aumento di eventi valanghivi durante la stagione estiva. Per quanto riguarda lo sci fuoripista, mentre le statistiche ufficiali disponibili a livello internazionale non considerano il tipo di attrezzo con il quale viene praticata l’attività, per l’Italia è stato possibile considerare l’incidenza di una pratica in forte espansione quale è quella che comporta l’utilizzo dello snowboard.
Il primo incidente di snowboard registrato in Italia è quello verificatosi nel 1991 sul Passo S.Pellegrino (TN), lungo la discesa che dall’arrivo della Funivia del Col Margherita (BL) riporta, per il versante Trentino, al passo.
In questi ultimi 10 anni si è assistito ad una forte espansione di questa nuova disciplina e di conseguenza anche degli incidenti che nelle ultime due stagioni sono arrivati a superare gli incidenti avvenuti con gli sci.
Questo fenomeno deve essere tenuto nella giusta considerazione come sta avvenendo in altre nazioni per nuove discipline sportive praticate al di fuori delle piste controllate, come per esempio l’escursionismo con motoslitta negli USA e in Canada o in racchette da neve altrove. Sempre dal punto di vista generale, le persone travolte sono il 45% sci alpinisti, il 28% sciatori fuoripista, il 14 % alpinisti mentre le rimanenti percentuali afferiscono a categorie di persone che si trovano in aree controllate (piste da sci, vie di comunicazioni, centri abitati). Queste percentuali non variano di molto anche negli altri paesi alpini, eccetto in Francia dove la pratica dello sci fuoripista provoca il 33% delle vittime.

ALCUNE CONSIDERAZIONI SUGLI INCIDENTI DA VALANGA
Analizzando i 448 incidenti catalogati è emerso che il 40% degli incidenti provoca delle vittime. Siccome nel 50% dei casi le persone travolte sono più di una e molto spesso anche le vittime sono più di una, ne consegue che l’incidente da valanga ha una elevata mortalità. Se si confronta il numero di vittime di 15 anni, anche solo con i morti che sia hanno in Italia in un anno sulle strade (più di 6000 nel 1997 e nel 1998), il confronto appare improponibile e anche gli sforzi economici rivolti alla prevenzione sproporzionati rispetto all’entità del fenomeno.
Però mentre per ogni 100 incidenti stradali si contano “solo” 3 morti, ogni 100 incidenti da valanga provocano più di 60 vittime. Ecco quindi che l’incidente da valanga, con il suo alto tasso di mortalità assume una dimensione diversa. Analizzando il tasso di mortalità per tipologia di attività appaiono subito delle diversità, anche se il valore rimane in ogni caso estremamente alto. In particolare, gli incidenti da valanga che coinvolgono alpinisti sono estremamente drammatici con 1,1 vittime per incidente mentre nello sci alpinismo il valore è di 0,6 vittime per incidente.
Nella pratica dello sci fuoripista il tasso di mortalità è inferiore con un valore di 0,42.
Certamente nello lo sci fuoripista un ruolo decisivo per la sopravvivenza lo gioca la vicinanza dei soccorsi, rispetto alle attività praticate in zone remote di alta montagna. Inoltre nei comprensori sciistici, oltre agli addetti agli impianti di risalita, anche gli sciatori possono essere dei potenziali spettatori di eventuali incidenti e questo determina, in via generale, una elevata probabilità che l’allarme sia dato tempestivamente e che i soccorsi arrivino sul luogo dell’incidente in breve tempo.

I TRAVOLTI DA VALANGA
Il 35% delle persone coinvolte in una valanga rimangono completamente sepolte e cioè con la testa e le vie respiratorie sotto la neve.
La curva di sopravvivenza in valanga, elaborata sulla base di 422 persone sepolte nel periodo dal 1981 al 1991, indica che nei primi 15 minuti le persone sotto la neve possono essere salvate se non hanno riportato lesioni fatali. Successivamente, fra i 15 e i 35 minuti dal seppellimento si verifica una brusca caduta delle probabilità di sopravvivenza dal 92 al 30% (Brugger e Falk 1992). Solo i travolti che dispongono di una cavità d’aria riescono a sopravvivere senza rischi mortali fino a 90 minuti, morendo però in seguito tra i 90 e i 130 minuti. Le cause principali dei decessi sono l’asfissia e l’ipotermia (Brugger e al., 1994).
Se, come avviene statisticamente, il 37% delle persone coinvolte in valanga rimane in superficie esse potrebbero, in linea teorica, portare soccorso ai sepolti e ai semisepolti. Nella realtà però è estremamente difficile capire quale è il loro stato psicologico ed emotivo e che cosa possono realmente fare per i compagni. E’ certo però che i primi minuti dopo l’incidente sono fondamentali.
In generale, una buona parte dei travolti, il 45%, riesce a liberarsi da sola, un altro 28% è individuato mediante ricerca vista udito e il rimanente 27 % (più di 1 persona su 4) con altri metodi.
Se ci si sofferma sulle modalità di ritrovamento dei sepolti, cioè di quelle persone che devono essere velocemente estratte dalla neve per mantenere elevata la loro probabilità di sopravvivenza, emerge come solo il 37% sono state estratte vive, di cui ben il 38% viene individuato mediante ricerca vista udito, il 27 % mediante l’utilizzo di ARVA, il 16% mediante sondaggio e solo il 5 % con l’impiego di Unità Cinofile. Le persone sepolte ed estratte non più in vita (63%) sono state individuate solo nel 16% dei casi con ARVA, il 38% con Unità Cinofile, il 34% tramite sondaggio e l’8 % mediante ricerca vista udito. Appare quindi chiaro che l’intervento delle Unità Cinofile e delle squadre organizzate di soccorso non rappresentano una garanzia di trovare i travolti sepolti ancora in vita.
L’autosoccorso, e cioè l’utilizzo di ARVA, pala e sonda leggera da valanga da parte di tutti i componenti delle escursioni al di fuori delle aree controllate, rappresenta la maggior garanzia di successo nell’intervento di soccorso anche perché nel 38 % dei casi una o più persone del gruppo assistono da spettatori all’incidente e quindi sono potenzialmente in grado di portare soccorso. Nel 43% dei casi tutti i componenti dell’escursione sono coinvolti nella valanga ma fra questi ci sono anche i travolti rimasti illesi. Per quanto riguarda lo sci fuoripista, la percentuale di sciatori fuoripista spettatori è del 32% (gruppi meno numerosi, in genere, che in altre attività) mentre i casi in cui tutti i componenti del gruppo sono travolti raggiunge il 54%.

L'INFORMAZIONE NIVOMETEOROLOGICA: I BOLLETTINI VALANGHE
Gli Uffici Valanghe delle Regioni e Provincie Autonome aderenti all’AINEVA emettono nel periodo invernale, con cadenza giornaliera o trisettimanale, un bollettino regionale dove è riportato, tra l’altro, il grado di pericolo di valanghe secondo una scala europea a 5 gradi. 40 incidenti da valanga, fra quelli analizzati, corrispondente ad un 20 %, si sono verificati in periodi in cui il bollettino valanghe non veniva emesso e cioè in tarda primavera, in estate oppure in autunno. Questo dato non è affatto sorprendente se si considera la presenza di ambienti innevati anche durante il periodo estivo (ghiacciai) e il fatto che l’escursionismo e lo sci fuoripista vengono praticati tutto l’anno anche oltre le date di chiusura dei grandi comprensori sciistici o prima dell’apertura degli stessi. Ciò comunque dovrebbe far riflettere gli enti preposti sugli attuali criteri di organizzazione dei Servizi Valanghe.
Per quanto riguarda gli incidenti che si sono verificati durante i periodi di emissione del bollettino in relazione al grado di pericolo indicato nel bollettino, è stata effettuata una elaborazione relativa agli ultimi 7 anni poiché la scala a 5 gradi è entrata in uso nell’inverno 1993/94. La maggior parte degli incidenti avviene con i gradi di pericolo 3 (marcato) e 2 (moderato). Anche per quanto riguarda lo sci fuoripista le percentuali non variano di molto e ciò sta a significare che l’utilizzo del solo grado di pericolo nel processo decisionale non è sufficiente e che quindi per attuare una buona prevenzione occorre considerare adeguatamente anche le altre informazioni contenute nei bollettini (localizzazione dei pendii critici).

CONCLUSIONI
In Italia il numero degli incidenti da valanga nel fuoripista è rimasto invariato nel corso dell’ultimo decennio, ma si è avuta una diminuzione del numero delle vittime. Tuttavia l’incidente da valanga rimane in generale un evento ad elevato tasso di mortalità, anche se la categoria del fuoripista presenta il valore più basso fra tutte le categorie di frequentatori della montagna invernale. Gli sforzi nella prevenzione sono per questo giustificati, ma un risultato maggiore si potrebbe raggiungere con una la miglior diffusione delle tecniche di autosoccorso fra gli escursionisti e in particolar modo riguardo l’uso dell’ARVA, ancora poco utilizzato, ma di fondamentale importanza come mezzo di ricerca nei primi 15 minuti dall’avvenuto seppellimento.
Gli interventi delle Unità Cinofile e delle squadre di soccorso, seppur tempestivi in relazione ai tempi di allertamento, non sono sufficienti a garantire una elevata probabilità di sopravvivenza, anche se le unità mediche al seguito sono di fondamentale importanza per il primo soccorso degli eventuali feriti o ritrovati sepolti ancora in vita ma in stato di ipotermia.
Per questa ragione è auspicata la diffusione delle tecniche di autosoccorso e dell’attività di formazione degli escursionisti affinché siano in grado di valutare correttamente le situazioni a rischio. Inoltre, i Servizi Valanghe dovrebbero estendere l’emissione dei bollettini a periodi più lunghi in modo tale da coprire tutto il periodo in cui è potenzialmente possibile la pratica dello sci nei territori di competenza.

RINGRAZIAMENTI
Si ringrazia il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), l’Alpin Verein Sudtirol (AVS), il Servizio Valanghe Italiano (SVI/CAI) e il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (SAGF) per i dati messi a disposizione. Inoltre, il presente lavoro è stato reso possibile grazie alla collaborazione dei Servizi Valanghe delle Regioni e Provincie Autonome aderenti all’AINEVA e in particolare del Gruppo di Lavoro dei Previsori Valanghe dell’AINEVA.

Articolo tratto dal sito www.aineva.it .

 

 

 
 

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